ELEANOR RIGBY



La prima e ultima volta che vidi eleanor rigby lei non vide me, e questa fu la mia fortuna.
arrivavo dalla città con la mia cartelletta di pelle marrone, le mie molte ossa e la mia pelle malaticcia nonostante i miei soli 33 anni. ero il classico apprendista giornalista che tutti ritenevano senza speranza, senza personalità e senza nessuna idea sufficientemente brillante o rivoluzionaria. portavo una bombetta troppo grande per la mia testa, l'unico culo che avessi mai baciato era quello di un maiale, costretto dai miei compagni di università per aver perso una scommessa mai fatta, non conoscevo il mondo delle donne per il semplice fatto che io per loro non esistevo. non mi vedevano proprio. ero troppo alto, troppo magro, troppo scavato e con un'andatura che mia nonna paragonava a quella delle giraffe, anche se non ne aveva mai vista una. prima arrivava il collo e poi il resto, in ogni caso, e devo dire che in fondo aveva ragione. mi chiamo scott. il mio cognome non è importante perchè tanto nessuno si ricorderà mai di me per qualche impresa speciale, quindi a cosa serve dirlo. ho occhiali rotondi e larghi ma molto sottili e non assomiglio per nulla ad harry potter. sono sempre malaticcio e quando piove metto i giornali in giardino finchè si inzuppano, e poi faccio delle costruzioni con la poltiglia che ne esce. non scrivo bene, non sono intelligente e non ho nessuna dote particolare se non una. quella di non avere quasi mai paura. forse per questo avevano spedito me nel minuscolo paesino della casa d'edera, per raccogliere informazioni circa alcune misteriose sparizioni. sì, era di certo per quello. nessuno avrebbe scommesso una zuppa o una moneta sul fatto che sarei tornato con qualche novità, ma nessuno dal canto suo sarebbe andato a vedere di persona. scott xxxx era probabilmente uno sfigato, ma se doveva fare una cosa non si tirava indietro, ed ho imparato che questa non è una dote di molti.
quella che vedete è una fotografia. l'unica fotografia che sia mai stata scattata alla casa d'edera, e soprattutto l'unica fotografia che sia mai stata scattata ad eleanor rigby. è l'unica prova certa della sua esistenza, o meglio della sua apparizione, perchè eleanor rigby non risulta mai nata, nè mai morta, pur essendo viva. questa fotografia l'ho scattata io.
mi trovavo in quel paese da ormai dieci giorni e da subito mi fu chiaro che la gente del posto non amava parlare di tre cose. dei giornalisti, dei morti e della case d'edera. al contrario spendeva un sacco di tempo raccontando i fattacci suoi, dai malanni di stagione alle crisi economiche all'ultima malattia del pollo o del coniglio, insomma tutta roba che non serviva nulla ai fini delle mie ricerche. l'unica cosa che mi sapevano dire era che le 5 persone scomparse nell'ultimo mese erano morte vicino alla casa d'edera, e la motivazione, secondo loro, stava nel fatto che la vecchia eleanor si era affacciata in quel momento, incenerendoli con i suoi occhi malati. ovviamente non esisteva nessuna prova certa di quando dicevano, nè di fatto nessuno aveva mai visto la signora. nessuno conosceva la sua età, la sua provenienza, il suo aspetto, il colore dei suoi abiti. vedevano il fumo levarsi dal camino ogni sera, all'ora di cena, ed un odore forte di patate, cipolle ed acciughe diffondersi nell'aria e far appassire i fiori notturni. sentivano rumore di passi, di legna spaccata, di arcolaio. la sua stalla era piena di animali ben nutriti, ma pareva che nessuno se ne occupasse mai. eleanor rigby era lì da sempre, si diceva, un sempre più lungo dell'età di chiunque fosse ancora vivo e vecchio abbastanza da poter parlare del suo arrivo. "la vecchia è una strega", diceva la gente. "ha occhi azzurri malati, velati da una cataratta che doverebbe renderla cieca, e invece se ti guarda tu scompari nella terra". questo è quello che trovavo inciso sulle panchine, o che mi sussurravano i ragazzini quando passavo per andare a fare colazione la mattina, per poi scappare ridendo veloci come sciami di lucciole impazzite.

molto di quello che c'era da sapere su eleanor rigby me lo raccontò il vento una notte. mi ero appena addormentato e dalla finestra svolazzante entrava un po' di nebbia e un'umidità così spessa da avere quasi una forma. una voce sottile ed espansa, simile al respiro della Natura, mi portò le parole più strane che io abbia mai sentito, e che non dimenticherò mai più fino alla fine dei miei giorni.
"io mi chiamo eleanor rigby, e non sono mai nata e mai morta, ma vivo. vedo i colori in modo strano da sempre, sono tutte le sfumature del rosso, e non c'è spazio per nessun'altra gradazione. questa cosa a volte sembra farmi impazzire, perchè io ho l'anima del toro, e il rosso è un colore che mi violenta. forse sono malata. amo gli animali e odio le persone, io non ho bisogno di loro e loro hanno paura di me. gli animali invece sono puri, trasparenti, ed è di quel colore che li vedo. li vedo eterei come vapore, fluttuanti come nebbia, e non mi disturbano gli occhi. gli uomini invece sono rossi, del rosso più urticante che c'è. sono rossi di vergogna e di ira ed accendono in me tutto quello che non posso dire. cucino una zuppa di radici e tuberi tutte le sere, è buona e mi fa vivere a lungo, anche se non essendo mai nata forse non morirei comunque. quelli là fuori credono che siano acciughe, ma sono funghi. ignoranti che sono, non ucciderei mai nemmeno un pesce. io uccido quello che guardo perchè i miei occhi vedono rosso. io non sono mai nata e non ricordo perchè."
questo è quello che mi raccontò la foschia, e la rugiada, e il soffio lamentoso del vento la notte in cui scoprii che anche io sono capace di avere paura, una paura profonda. pochissimo di quello che avevo sentito mi era chiaro, e anche adesso che sono nel mio appartamento a scrivere di quello che ricordo non riesco a trovare un vero senso. ma sono un giornalista, almeno questo è quello che vorrei, e non devo spiegare i fatti, solamente descriverli.
questa foto risale alla mattina seguente. aveva appena piovuto blandamente e per strada non c'era ancora nessuno. era molto presto, ed io mi ero alzato con il mio ombrello e la mia macchina fotografica per andare a fare qualche scatto al mare che all'alba aveva odore di conchiglie e di sirene dormienti. passai davanti alla casa d'edera e la superai di fretta, lanciandole solo un rapido sguardo. la finestra era splancata come sempre e dall'interno proveniva un odore di rosolio e rosmarino.
fu un attimo. appena mi trovai davanti alla finestra mi si avvicinò un signore sulla quarantina, vestito elegantemente, che con il giornale sottobraccio ed il passo spedito si levò la bombetta e mi gridò "buongiorno!", inarcando i baffi massicci. camminava svelto, aveva certamente un appuntamento importante ed era di fretta. dall'interno della casa una saetta bianca e rapidissima arrivò fino alla finestra e si fermò, assumendo le sembianze della donna più chiara, vecchia e strana che io abbia mai visto. aveva gli occhi velati e un'espressione come pietrificata. il mio cuore smise di battere per un secondo. lei ci fissò senza dire una parola, ed io sentii che la morte si stava avvicinando. unicamente per istinto presi la macchina fotografica e spinsi il pulsante. il flash violetto si levò nell'aria ed incendiò tutti i miei sentimenti, la paura, la tristezza, l'orrore, la pietà. il mio corpo fragile ed emaciato traballò ed il mio polso tornò regolare. quando la macchina mi cadde di mano credetti di sentire la terra che mi chiamava a sè tirandomi per i piedi. sarei morto. incenerito da quella strana signora proprio come il vento aveva raccontato. da solo, lo stupido e alto scott xxxx con la camminata strana.
ma non successe nulla di tutto questo. il vento si mise a soffiare forte, e l'odore della casa mutò in cavolfiore e rapa rossa. fumava. la vecchia era sparita. accanto a me, un giornale, una bombetta, ed un mucchio di cenere rossa, che lenta svanì nel terreno.

ora di anni ne ho 37, e un'ultima cosa la voglio dire.
quella sera stessa, nella mia stanzetta molti km più in là, dove mi ero rifugiato in attesa di tornare in città in preda alla confusione più tenera ed ostinata, il vento tornò a farmi visita nel sonno.
mi accarezzò la guancia che ancora dormivo, ed io sentii la stessa voce larga e sotterranea pronunciarsi così: "l'ho fatto ancora, stamattina. prendo l'inchiostro e lo scrivo...sì, su questo libro di pergamena gialla. io eleanor rigby ho ucciso l'uomo rosso francis seanner, quello vicino alla giraffa".

gaia